La proiezione si terrà nella sala al piano terra della nostra sede di viale Umbria 126

e avrà inizio alle ore 21:00


Le stelle di mezzogiorno (Les Étoiles de midi)

di Marcel Ichac / Francia 1958 / durata 78 min.

(versione originale in lingua francese)

 

Si tratta di un lungometraggio girato nel 1958 che ha vinto il primo premio del cinema francese nel 1959 e la medaglia d’oro al Trento Film Festival nello stesso anno. In quegli anni era’ la prima volta che si realizzava un film di montagna con presa diretta del suono, cosa che per quei tempi era una vera novità.
Inoltre in quegli anni la ripresa cinematografica di un salvataggio in alta montagna rappresentava una novità assoluta.

L’ambientazione del film è sul Monte Bianco e la grande guida Lionel Terray incontra un gruppo di cineasti che, fatta la sua conoscenza, modificano i programmi iniziali e si uniscono al famoso alpinista per rievocare un episodio realmente accaduto durante la guerra da poco terminata. Così scoprono con lui la vera montagna e i suoi mille imprevisti effettuando una bella scalata su ghiaccio che si presenta ricca di emozioni.

Poi al rifugio dove sono giunti dopo la scalata  scatta l’allarme per un soccorso e due cordate riescono ad arrivare molto vicino a un gruppo di alcuni alpinisti rimasti incrodati. Grazie all’abilità dei soccorritori e alla ingegnosità di uno degli scalatori bloccati, viene portato a termine un salvataggio che inizialmente pareva impossibile. Lionel Terray e Michel Vaucher festeggiano l’avvenimento ripetendo la parete Est del Grand Capucin lungo la via Bonatti e il cielo delle grandi altezze è di un azzurro così profondo che i due audaci possono vedere brillare le stelle, appunto “le stelle di mezzogiorno”.

Quello che colpisce di questo film sono le grandi distese di neve e ghiaccio che forse oggi non siamo più abituati a vedere così candide e con quelle impressionanti forme: è segno del clima che cambia.

Per questo motivo il film che verrà proiettato assume, a parere degli organizzatori, una particolare valenza perché permettono di ricordare “come erano” quei luoghi a noi tanto cari.

 

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